Thursday, May 31, 2012

ThinkIN China



POST-COLONIALISM: A CHINESE PERSPECTIVE
by Professor Dr. Lei Yi
Institute of Modern History, CASS, Chinese Academy of Social Science

June the 6th, 2012 w
Wednesday, 7.30pm

The Bridge Cafe
Rm 8, Bldg 12, Chengfu Lu
成府路五道口华清嘉园12号楼8号
bridgethinkinchina@gmail.com

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Wednesday, May 30, 2012

Malattie, dottori, ospedali, droghe legalizzate: il mio stile di vita non è materia di sua competenza.

Quando uno è malato vorrebbe solo una cosa: guarire. E tornare a vivere. Non dico al top, ma meglio che in stato di malattia.
Non stavo fisicamente male dai tempi delle costole fratturate a Pechino. Mi sono ammalato un mese fa, una strana influenza e una ancora più strana infezione agli occhi. Malessere continuo. Dopo due tre settimane di orgogliosa resistenza ho ceduto e sono andato dal dottore. Anzi, dalla dottoressa. Una bella donna, giovane. Esami del sangue (che nel mio caso andrebbero più opportunamente chiamati "esami del vino") e delle urine. E da lì sono stati solo giorni di antidolorifici e antibiotici, imbottirsi di medicine dalla mattina alla sera. Senza alcun risultato. E sale la paranoia.
“Prenda questo pasticcone una volta al giorno, queste gocce due volte al giorno e questi antidolorifici ogni volta che ne sente il bisogno”.
“Questo significa che non posso farmi qualche pinta di birra la sera con gli amici?”.
“Mezza pinta. E non troppe. Non dimentichi che il suo stile di vita è collegato al suo stato di salute”.

Non ci voleva un genio per capirlo. Invece quello che lei non capisce è che il mio stile di vita non è materia di sua competenza. Mi creda. Noi siamo gente che finisce male, cantava Guccini. Viviamo male, finiamo male. Galera od ospedale, nella migliore delle ipotesi. Sottoterra da giovani, sa, ci spaventa solo l’idea di finire settantenni tremanti lunghi su un lettino con una badante bosniaca che da giovane batteva nelle periferie di Budapest. No, grazie. Magari finire con un gesto eclatante, un colpo alla testa dove aver dato fuoco ad una chiesa o assaltato una stazione di polizia. Ci credo che il nostro stile di vita non è salutare: è una condanna a morte premeditata, una roulette russa per un solo giocatore, una partita a scacchi con dieci re e nessuna regina, un ridere amaro alla vita, il non riservare a nessuno (tanto meno ad amici immaginari che chiamate “dio”) la potestà del nostro vivere quotidiano. Non viviamo per mangiare, noi. Il nostro stile di vita è una rivoluzione senza rivoluzionari, una favola senza eroi, un fucile senza colpi in canna. E no, non è salutare.
Mi creda dottoressa. Il mio stile di vita non è materia di sua competenza.

No bosses. No bullshit.



AK Press is a worker-run, democratically-managed publisher of anarchist and radical literature. Founded in 1990, AK Press is a ten-person collective of committed anarchists, spread between Oakland, Baltimore, and Edinburgh, working hard to publish more than twenty new titles each year, and distributing thousands of other titles from like-minded publishers around the globe. No bosses. No bullshit. Great books.

http://www.akpress.org

http://revolutionbythebook.akpress.org

Tuesday, May 29, 2012

Annullare tutto

Presidente Napolitano,

le scrivo con tutta l'umiltà del caso per invitarla ad un gesto coraggioso.

Signor Presidente, una volta tanto, da vecchio comunista, lo faccia davvero un gesto di sinistra, popolare, populista se vuole: annulli subito la parata militare del 2 giugno a Roma e la visita del monarca vaticano a Milano.

Presidente, quei soldi ci servono ora più che mai: lasciando per un attimo da parte le disgrazie sociali ed economiche di questo periodo di crisi globale, lasciando da parte anche le vergogne che quotidianamente sconvolgono la politica, il calcio, la Chiesa (termino qui, la lista sarebbe lunghissima, so che lo sa), utilizziamo quei soldi (che non sono proprio spiccioli) per le vittime in Emilia. Emilia la rossa, Presidente!

Presidente, al circo ci andiamo un'altra volta, i pagliacci del Vaticano e delle forze armate possono aspettare. Vada a vedersi nel vocabolario della lingua italiana la voce "priorità".

Grazie Presidente.

Suo,

DM

Monday, May 28, 2012

'I am an academic'

"Our relatively comfortable, middle class salaries and lifestyles, our next book project, our next PhD student, our new course handbook, our impact report, our next task within the university administration and tomorrow's lecture makes us almost indifferent to what is going on around the society. Without underestimating at all the dramatic intensification of our working conditions and the fact that most academics (especially junior ones) are forced to work far more than 8 hours per day, it is also fair to say that the majority of academics  arguably managed to lock ourselves into  academic bubbles and wear our 'I am an academic' hats. We often minded our own business, while crisis-capitalist governance was attacking gradually one after the other sectors of society in Britain or elsewhere"


"Universities in a State of Exception", by Dimitris Dalakoglou

http://www.theasa.org/he_crisis_dalakoglu.shtml

Sunday, May 27, 2012

All memories are traces of tears...





“2046”, by Wong Kar-wai (2004) 

Bang bang to the establishment, fuck off to the government...


"Non trovo altra soluzione, dunque, che una fine dignitosa prima di ricorrere al setaccio della spazzatura per soddisfare i miei bisogni nutrizionali. Un giorno, credo, la gioventù senza futuro prenderà le armi e appenderà i traditori del paese a piazza Syntagma, proprio come fecero gli italiani con Mussolini nel 1945"


Lettera d'addio di un pensionato greco suicida a piazza Syntagma, Atene.

Wednesday, May 23, 2012

Un uomo schiavo muore tutti i giorni



Nell'estate del 1992 avevo 9 anni. Però ricordo che sentivo spesso quei due nomi: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma ero piccolo e non capivo. Poi uno cresce e realizza che alcune cose, alcuni fatti, alcune persone sono importanti da ricordare. Il 23 maggio del 1992 è una data importante per la storia del paese in cui sono nato e cresciuto.

Un uomo libero non può accettare quel tipo di violenza, di arroganza, di sudditanza. Un uomo libero la sua libertà può e deve provare a difenderla: la vita vale molto meno.

Insomma, è vero che se vivi da schiavo muori tutti i giorni, da libero una volta e basta.


Photo credit:
http://digilander.libero.it/inmemoria/lotta_alla_mafia.htm

Monday, May 21, 2012

Con te partirò, con te patirò...

Conoscerti è stata la cosa più figa che mi sia successa di recente. Portarmi a fare il bagno nell'oceano ghiacciato è stata la cosa più folle e romantica degli ultimi dodici mesi.

Se ti fidassi di me io ti porterebbi in tanti bellissimi posti. Luoghi da favola.

Io ti porterebbi nei posti dove la birra costa poco.
Io ti porterebbi nei bar dove gli scrittori, da scrittori, bevono senza la paura di ubriacarsi.
Io ti porterebbi dove la felicità altrui mette tristezza.
Io ti porterebbi nei posti tristi, dove la gente non sorride da un pezzo, non per moda, ma perché, a ben pensarci, non c'è molto da ridere in giro.
Io ti porterebbi dove i concerti sono punk e i giovani si picchiano per divertimento.
Io ti porterebbi a casa mia, nelle Marche, dove c'è un pericolo che si chiama Varnelli.
Io ti porterebbi in braccio, in groppa e a cavalcioni.
Io ti porterebbi ebbra a casa di sconosciuti. Per poi dormire nudi con in mano le chiavi di casa di terzi.
Io ti porterebbi dove c'è ancora speranza, dove il mare è all'orizzonte e oltre all'orizzonte c'è ancora altro orizzonte.
Io ti porterebbi su quella collinetta laggiù in fondo, tra le cagate di mucche e le mucche stesse, che sono forse la cosa più rappresentativa di questa verde Irlanda malata di Guinness.

Io ti porterebbi comunque, se solo tu ti fidassi di me. 

Il signor autogol in rovesciata sotto il sette dell'onestà intellettuale

C'è una parte del mio lavoro di docente universitario che più odio: quella del burocrate.

Abbiamo un software che "scopre" tutti i temi degli studenti scopiazzati qua e là. Insomma, ci informa per tutti i casi di plagio. Che purtroppo sono molti, moltissimi. E che purtroppo dobbiamo segnalare, punire e ri-educare.

"Mi raccomando, non copiate. Quando riprendete una frase da altri testi mettete tutto fra virgolette e aggiungete una nota alla fine. Non copiate, poi mi tocca annullarvi il tema e rischiate di essere espulsi dall'università". Evidentemente non sono credibile, visto che tanto gli studenti ci provano sempre. Specie le matricole.

E, una volta sgamati, una volta trovati con le mani nella marmellata e i pantaloni calati, mi tocca fare il poliziotto burocrate. Parte la mail di segnalazione, fredda e meccanica come un governo tecnico, dove informo lo studente di averlo colto in flagranza di reato e invitandolo nel mio ufficio per una spiegazione. E qui parte il concorso alla "scusa più divertente e originale".

"Non sapevo che questo significasse copiare". Non male.
"Ero depressa perché un mio amico si è suicidato". Mi dispiace. Ma cosa c'entra?
"Ero troppo impegnata con altri temi". E quindi hai deciso di copiare proprio per questo corso?
"Non sapevo che... che... non sapevo". La legge non ammette ignoranza.
"Vabbé, ma questo non è copiare, ho solo riportato cose generali che tutti sanno". Sì, con parole altrui da testi altrui. Senza segnalarlo. La prossima volta usa una fotocopiatrice, così risparmiamo tempo entrambi.
"Verrò espulsa dall'università? La prego non mi cacci dall'università!". Veramente io cerco di portarcela la gente, non di cacciarla via. E non sopporto vedere gli studenti in lacrime.
"Non mi annulli il tema, altrimenti non posso iscrivermi al corso di master". Ok, ma pensarci prima no!?
"Ero assente quando ha spiegato come citare le fonti". Non si preoccupi, lo imparerà quando ripeterà questo corso.

Quest'anno il premio è andato a uno studente del primo anno. Alla domanda "come spiega queste copiature non opportunamente citate?" l'accusato rispose: "Ero in Francia." Ora sì che tutto è più chiaro.

In realtà poi ci sarebbe anche un modo per non farsi sgamare dal software. Un metodo semplice e intuitivo. Ma me lo tengo per me, altrimenti sarebbe un signor autogol in rovesciata sotto il sette dell'onestà intellettuale.

Non si finisce mai di imparare, dagli studenti.

Se non mi licenziano oggi non mi licenzieranno mai. L'ottimismo è una componente fondamentale della vita.

Una castagna del genere non faceva capolino nella mia vita da libero professionista dal 1963.
Passato il risveglio, realizzi che sarebbe da non mettere il naso fuori di casa per un mese almeno. E invece il lavoro chiama e quindi eccomi rinchiuso in ufficio, in paranoia totale, aspettando che la polizia venga ad arrestarmi. Prontissimo al "Mi considero prigioniero politico!", non tanto come rivendicazione politica quanto come vile e ipocrita giustificazione per gli eventi della notte scorsa. Persino i miei calzini si vergognano di me.

Andava tutto bene, avevo tutto sotto controllo, non fosse per quella "ultima bevuta" al pub. Entrati, mi hai detto "Ordina un paio di CocaCola". Pensavo scherzassi, "Non ho mai ordinato CocaCola in vita mia: è immorale" ti ho risposto confuso, poi ho capito quando hai detto "Prendi due CocaCola: ho una bottiglia di whiskey nello zaino". Insomma, non è stata colpa mia. Ricordo di aver passato insieme molto tempo nel cesso, Coca e whiskey. E poi nient'altro. Non so cosa ci facessi stamani nel letto di casa tua, solo e con le chiavi di casa sua in mano. E un mal di testa che Bukowski mi avrebbe dedicato una laudatio funebris.

Dati i presupposti, presentarsi al lavoro è stato un atto rivoluzionario. Osare! Se non mi licenziano oggi non mi licenzieranno mai.
L'ottimismo è una componente fondamentale della vita.